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martedì 3 dicembre 2013

Il Ginseng


Si avvicina il ponte dell' Immacolata, momento in cui comincia ufficialmente la preparazione alle festività natalizie.
In casa si addobba il tradizionale albero e dalla cantina si rispolverano le decorazioni; la caccia ai regali ha inizio... un surplus di impegni che va a sommarsi a quelli della normale routine, che di solito è già abbastanza indaffarata.
In questo periodo di frenesia, può quindi capitare di sentirsi particolarmente stanchi e svogliati, con difficoltà a concentrarsi e ad assolvere le quotidiane incombenze.

In situazioni di questo genere, un grande aiuto può arrivarci dalla radice di ginseng, una pianta originaria dell'Estremo Oriente, dove se ne fa uso da millenni e dove si è guadagnata il soprannome di "farmaco dell'Armonia". 
La medicina tradizionale cinese, come pure la moderna fitoterapia, considerano il ginseng un ottimo stimolatore generale, indicato quando si pecepisce il bisogno di una marcia in più per lavorare, studiare e svolgere senza sforzo le attività di tutti i giorni. 

Quello che però lo rende l'integratore ricostituente più indicato in queste ultime settimane d'autunno, è il fatto che, oltre a tonificare il sistema nervoso, il ginseng rafforza anche le nostre difese immunitarie, ed  è un valido ricostituente capace di preservarci da alcuni disturbi tipici dei mesi freddi, come raffreddori, gastroenteriti virali e influenze.

Inoltre, diversi studi hanno dimostrato come il ginseng influisca positivamente sul rilascio di un ormone chiamato "cortisolo", che a sua volta migliora la risposta del nostro organismo alle situazioni di stress.
In generale, la sua capacità di ripristinare il giusto equilibrio nell'organismo umano, aumentando al contempo la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, fa del ginseng il più efficace "adattogeno" finora conosciuto.

Ma non è tutto, visto che attraverso la sua azione stimolante generale, capace di migliorare il tono dell'umore e di potenziare l'energia e la resistenza fisica, questa radice aiuta ad accendere il desiderio e favorisce il concepimento. 
E per completare poi il panorama delle sue molteplici virtù, non possiamo evitare di segnalare che nel ginseng sono state riscontrate diverse sostanze antiossidanti, che bloccano i dannosi effetti dei radicali liberi e rallentano l'invecchiamento cellulare.

La radice di ginseng si trova facilmente in  commercio sotto forma di capsule o compresse di estratto secco, e la dose giornaliera consigliata varia tra i 100 e i 200 mg. 
Data la sua azione energizzante, viene spesso suggerito di assumerla la mattina a colazione e mai la sera, per scongiurare l'eventualità di incorrere in stati di insonnia e agitazione notturna. 

domenica 27 ottobre 2013

Bacche di rosa canina

Siamo ormai nel pieno dell'autunno, le energie solari iniziano lentamente a perdere di vigore, e le temperature stanno cominciando ad abbassarsi, rinfrescate verso il tramonto da un venticello "che sa di freddo in arrivo"...

Ma i colori della natura intorno a noi sono ancora accesi e brillanti, e invogliano a fare lunghe
passeggiate all'aria aperta, per rilassare la mente e rigenerare il corpo con un po' di attività fisica.

Il periodo adatto, tra l'altro, per la raccolta dei frutti di rosa canina, che con il loro rosso acceso colorano le macchie di campagna, i sentieri e le radure del nostro territorio.

La bacca di questa rosa selvatica, il cui nome corretto sarebbe "cinorrodonto", è infatti la parte più preziosa della pianta, dove si concentra la maggioranza dei principi attivi utili.
In particolare, la rosa canina è conosciuta e utilizzata perchè ricchissima di vitamina C (addirittura in quantità superiore agli agrumi), ma le sue virtù sono innumerevoli: antiossidanti, antinfiammatorie e blandamente immunostimolanti.

Indicatissima da impiegarsi in queste settimane di transizione climatica, ci evita di cadere vittima delle classiche infreddature autunnali, i cui sintomi principali sono mal di testa, raucedine e male alle ossa.
E se invece siamo già finiti a letto con tosse, raffreddore e mal di gola, un infuso caldo di cinorrodonti di rosa canina ci aiuterà a guarire con maggiore rapidità.
Per prepararlo, versate una tazza di acqua bollente su un cucchiaio di frutti mondati e sminuzzati, quindi lasciate in infusione per una decina di minuti prima di filtrare.
Addolcite con miele e bevetelo ben caldo.

Ma non è tutto. Con queste bacche carnose è anche possibile preparare una gustosa e insolita marmellata.
Indispensabile per affrontare i periodi di convalescenza dalle influenze evitando le ricadute e la sensazione di spossatezza, può comunque essere assunta quotidianamente durante tutto il periodo autunnale; magari al mattino, spalmata su fette di pane integrale.
Questo benefico alimento esercita infatti un'efficace azione ricostituente e antistanchezza; inoltre aiuta a disinfiammare l'intestino e stimola il drenaggio delle tossine.

venerdì 27 settembre 2013

Rinforzare i capelli: i rimedi naturali

E' ufficialmente arrivato l'autunno, e così come le foglie cadono dagli alberi, anche per i nostri capelli è giunto il momento del rinnovamento.

In questa stagione, in concomitanza alla riduzione delle ore di luce, i nostri peli e capelli si avviano verso la conclusione della fase telogen (la fase della caduta), per poi virare verso la fase anagen, quella della ricrescita.
Una maggiore caduta dei capelli in autunno è quindi naturale e fisiologica, ma se notiamo che questa diventa troppo cospicua, o si protrae troppo a lungo, allora è necessario valutare se la perdita dei capelli non sia un "campanello dall'allarme" che ci segnala un errore nelle nostre abitudini di vita.

In persone che godono di buona salute, nella maggioranza dei casi, il fenomeno si riconduce a un' alimentazione squilibrata oppure a un eccessivo carico stressogeno.
Quindi, per ottenere un miglioramento e limitare l'intensità della caduta, sarà innanzitutto necessario dedicare particolare attenzione a questi due aspetti: rivedere in modo critico la propria lista della spesa e imporsi di trovare dei momenti e delle attività che favoriscano il rilassamento e aiutino a recuperare energie.

Fatto ciò, è inoltre possibile avvalersi di semplici  rimedi naturali che aiuteranno le nostre chiome a tornare fluenti e in perfetta forma.

- Inserire nella propria dieta alimenti ricchi di vitamine del gruppo B, e in particolare di B2, come ad esempio: pesce, fegato, tuorlo d' uovo, lievito di birra.

- Alcuni oli essenziali, come quello di rosmarino e quello di bay (Pimenta racemosa) sono ottimi alleati che  aiutano il capello a rinforzarsi: se ne possono aggiungere alcune gocce allo shampoo o al balsamo.

- Miglio e ortica sono tra gli integratori erboristici più efficaci per migliorare la salute e la bellezza dei capelli. Entrambi contengono sostanze in grado di rinforzare e ristrutturare le chiome fragili e sfibrate.

- Prendiamo l'abitudine di eseguire delicate frizioni e massaggi circolari al cuoio capelluto, per favorire l' irrigazione sanguigna e assicurare al bulbo pilifero nutrimento e ossigenazione.
Possiamo associare a questa pratica l'impiego di una lozione anticaduta a base di erbe, facilmente preparabile anche in casa, come ad esempio questa che vi suggerisco:
In un pentolino versare ½ litro di acqua fredda e 250 ml di aceto di mele, insieme a una manciata di radici di ortica e una manciata di radici di bardana sminuzzate. 
Portare a ebollizione e lasciar bollire per circa 20 minuti prima di filtrare. 
Con il decotto ottenuto (e fatto raffreddare!) procedere a numerose applicazioni sul cuoio capelluto. Si conserva in frigo per circa una settimana. 

lunedì 2 settembre 2013

Sindrome da rientro estivo: i rimedi naturali

Primo lunedì di settembre: per molti segna il rientro al lavoro dopo le meritate vacanze estive.

Idealmente dovremmo essere riposati, rigenerati e pronti a riprendere le nostre mansioni professionali con rinnovato entusiasmo. Ma per molti non è così. In agguato per distruggere i benefici ottenuti dalle spensierate giornate di relax ci attende la sindrome da rientro estivo, ribattezzata dagli americani "post - vacation blues".

Infida nemica dei lavoratori dipendenti, colpisce circa il 35% degli italiani e in particolare le giovani donne agli inizi della carriera. I sintomi sono vari e poco caratteristici: sensazione di spossatezza e svogliatezza, ansia, cefalee, disturbi digestivi, difficoltà nel prendere sonno, mal di gola, lievi dolori muscolari e articolari.

Ma consoliamoci, non è niente di allarmante, se la durata dei disagi non supera le 2 o 3 settimane dopo la ripresa lavorativa. Si tratta semplicemente della reazione del nostro organismo al repentino cambiamento di ritmi e orari,  in unione al brusco passaggio tra la situazione di piacevole rilassamento estivo allo stato di tensione scatenato dal rientro sul posto di lavoro, dove ad attenderci vi sono tutti i problemi e le fonti di stress spensieratamente abbandonate in agosto. Tale modifica al bioritmo cui ci eravamo abituati durante le ferie, costa quindi un notevole dispendio di energie fisiche e di risorse psicologiche al nostro corpo, che ovviamente tende a farci le sue rimostranze per questa imposizione innaturale.


Fortunatamente, visto che la "sindrome da rientro" deriva da un naturale processo di riadattamento alla solita quotidianità, è proprio nella Natura che possiamo trovare degli alleati migliori per agevolare questo momento di passaggio.


GLI INTEGRATORI A BASE DI ERBE
Un valido sostegno per alleviare la "sindrome da rientro" ci arriva dai vegetali adattogeni, piante note per la loro capacità di accompagnare l'organismo a reagire nel modo più consono ai nuovi stimoli esterni.
Alcuni esempi sono: rhodiola rosea, eleuterococco e guaranà.
(Consultate il vostro erborista di fiducia per valutare quale sia il migliore per voi!)

IL RIMEDIO FLORITERAPICO 
Hornbeam
Affettuosamente soprannominato il "caffè" dei fiori di Bach, questo rimedio è utilissimo per aiutarci a reinserirci nella routine lavorativa. Contrasta infatti la "carburazione lenta", fisiologico risultato del lungo periodo di vacanza, durante il quale ci siamo abituati a seguire dei ritmi più lenti e consoni al riposo.
Hornbeam aiuta inoltre a sentirsi a proprio agio nella routine quotidiana.


GLI OLI ESSENZIALI
Limone
Per contrastare l'apatia e la svogliatezza. Indicato per accompagnare il momento post - risveglio.
Menta
Per riportare la mente alla sua consueta rapidità e facilità di reazione.
Rosmarino
Quando si percepisce un calo energetico e la necessità di "ricaricare le pile"
Salvia sclarea
Contro ansia e nervosismo, il suo utilizzo è indicato la sera per predisporsi al riposo notturno.

I CONSIGLI RAPIDI PER TUTTI I GIORNI

- Cercate di trascorrere la pausa pranzo all'aria aperta, godendovi gli ultimi raggi del sole estivo. Vi è infatti una stretta correlazione tra tono dell'umore ed esposizione al sole.
- Impegnatevi nel praticare attività fisica almeno due volte alla settimana. Durante le vacanze si tende a muoversi di più, e l'improvvisa sedentarietà può diventare fonte di disturbi e disagi.
- Evitate di cenare troppo tardi, in modo da andare a dormire a digestione completata.
- Sconsigliato ridurre drasticamente le ore di sonno. Se in vacanza eravate abituati a dormire 10-9 ore, e ora non potete più permettervelo, provate a scalarle in modo dolce e costante.

venerdì 21 giugno 2013

Solstizio d'estate e olio di iperico

E anche quest'anno siamo giunti al Solstizio d'Estate.
Il sole è all'apice della sua forza e del suo splendore, e da oggi in poi il suo potere inizierà a declinare.

Nella tradizione popolare italiana, in questa giornata si soleva raccogliere fasci di Iperico (Hypericum perforatum), una pianta spontanea dei nostri prati dotata di numerose virtù.
Attualmente molto noto come "antidepressivo naturale"*, l'iperico in passato era però maggiormente conosciuto per le sue benefiche proprietà sui disturbi a carico della pelle.
A questo scopo, si confezionava un oleolito chiamato "Olio di Iperico", un macerato in olio vegetale ottenuto sfruttando il calore del sole.
Questo preparato era, ed è tutt'ora, considerato efficacissimo per tutti i piccoli problemi cutanei: eritemi, dermatosi, eczemi, psoriasi, scottature solari, piccole ustioni da incidente domestico, ...
Si applica direttamente sulla parte interessata, con un leggero massaggio, un paio di volte al giorno per cicli di circa 2 settimane; avendo però cura di non esporre al sole la zona trattata. 

Sono fermamente convinta che nelle pratiche tradizionali si nasconda una saggezza antica, che vale la pena di rispolverare, valorizzare e rendere attuale.
Per questo, da molti anni, ho assorbito l'abitudine di preparare l' Olio di Iperico il 21 giugno, e la versatile praticità di questo rimedio mi ha sempre ricompensata dell'impegno.

Se volete provare anche voi, ecco la mia ricetta:

Raccogliete al bel mazzo di sommità fiorite di iperico, sciacquatele velocemente e lasciatele asciugare per circa 2 ore al sole.
Riempite dei vasetti in vetro trasparente con la materia vegetale, poi ricoprite il tutto con olio di semi di girasole.
Tappate il contenitore con una garza fissata da un elastico, e lasciate macerare per 3 settimane esposto ai raggi del sole. Ogni giorno scuotete con delicatezza il barattolo, e se necessario apritelo per qualche ora facendo prendere aria al suo contenuto.
Con il passare dei giorni, noterete che l'olio si accenderà via via di un intenso color rosso fuoco.
Trascorso il tempo necessario, filtrate il preparato in 2 riprese: la prima volta attraverso un colino a trama fine, la seconda volta (a distanza di circa una settimana) con un doppio strato di garza.

Travasate infine il vostro Olio di Iperico in piccole boccette di vetro scuro.
Potrete conservarlo, al riparo da fonti luminose o di calore, per circa un anno.

*Si attendono maggiori studi in proposito. Per ora potete consultare:
users.unimi.it/csr/pdfs/zanoli.ppt‎

mercoledì 10 aprile 2013

Tè Pu-erh

E' arrivata la primavera, dagli armadi si tirano fuori i vestiti leggeri e per molti è il momento in cui si decide di mettersi a dieta.

Il Pu- erh, un particolare tipo di tè apprezzato da millenni dalla MTC (medicina tradizionale cinese), può essere un valido aiuto per eliminare i chili di troppo.

Negli ultimi anni, questa benefica bevanda originaria della provincia dello Yunnan, ha riscosso grande successo anche in Europa, e molti dietologi, oggi, lo consigliano come complemento del regine alimentare dietetico, avvalendosi delle sue funzioni particolarmente efficaci per il controllo del peso. 
Noto per le sue importanti proprietà depurative e disintossicanti, diuretiche in particolari, il Pu-erh esercita inoltre due importanti azioni: abbassa il livello di grassi nel sangue ed accelera il metabolismo del fegato.
Può essere assunto come accompagnamento durante i pasti (come si usa fare tradizionalmente in Cina), oppure a seguire degli stessi, per facilitare la digestione e ridurre l'assorbimento dei grassi.
Il suo bassissimo contenuto di teina ne consente un impiego costante durante l'arco della giornata, e lo rende indicato anche come "tisana della buonanotte".

Prodotto a partire dalla Camelia Sinensis, la pianta del normale tè, il Pu-erh si distingue per la particolare lavorazione a cui viene sottoposto: la fermentazione. 

In questo caso – e solo in questo – il termine è usato propriamente. Infatti comunemente si dice che, a differenza dei verdi, i tè neri sono fermentati. Ciò non è corretto, dato che da un punto di vista chimico il processo che dà origine al tè nero non è una fermentazione, ma una ossidazione. Nel caso del Pu-erh invece si ha vera fermentazione poiché le foglie vengono mantenute per un certo tempo in
un ambiente caldo umido, in modo che si sviluppino batteri e muffe responsabili dell’inconfondibile gusto di terra bagnata.
Unico tra tutti i tè, ma simile in questo ad altri cibi e bevande ottenuti attraverso fermentazione (ad esempio il vino), il Pu-erh non teme l’invecchiamento, ed anzi si hanno partite pregiatissime stagionate per anni e anni.
Viene commercializzato in piccoli panetti di foglie compresse, dalle svariate forme, spesso con eleganti ideogrammi impressi, e nelle boutique specializzate è comunemente noto con il nome "the post fermentato".

venerdì 4 gennaio 2013

Spirea ulmaria

La Spirea Ulmaria è una delle mie risorse più preziose per affrontare la stagione invernale.
Validissima alleata per contrastare i fastidiosi disturbi da raffraddamento, ne tengo sempre a portata di mano un barattolo.  Estremamente versatile, preferisco acquistare direttamente i fiori essiccati e poi prepararli adeguatamente a seconda della necessità.

La spirea ulmaria è una pianta erbacea perenne alta circa un metro e mezzo, appartenente alla
famiglia delle Rosacee, e diffusa in quasi tutte le zone geografiche temperate.
Cresce nei luoghi umidi fino ad altezze di 1500 metri.
I fiori, che si sviluppano nel periodo estivo, sono di colore bianco crema, mentre lee foglie hanno un colore verde scuro.
Chiamata in diversi modi, il nome più diffuso - Spirea - deriva da "speira" che significa "spirale", in riferimento alla forma dei fiori.

Questi ultimi sono molto usati in fitoterapia, apprezzati per le loro proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche ed antipiretiche.
I principi attivi della pianta, che permettono di usarla per alleviare dolori reumatici e stai febbrili, sono i salicilati, sostanze derivate dall’acido salicilico, ed i flavonoidi.
L’acido salicilico è il componente principale dell’Aspirina, che ha preso il nome proprio riferendosi alla pianta.

I principi attivi della pianta si rivelano efficaci per patologie legate al dolore, come mal di denti, mal di testa e altre nevralgie. E’ frequentemente utilizzata anche per i dolori reumatici.
 A differenza degli antinfiammatori della medicina tradizionale che hanno un’azione erosiva nei confronti della parte gastrica, provocando gastriti e ulcere, le sostanze della spirea ulmaria non provocano danni all’apparato gastroenterico.

Per espletare le sue benefiche funzioni, la spirea ulmaria può essere usata per via sistemica ( uso interno) o per applicazioni esterne. Per quest’uso in particolare, si possono fare degli impacchi a base di estratti della pianta da applicare alle zone colpite da reumatismi e dolori.
In caso di febbre è consigliabile assumere un cucchiaio di fiori di Spirea Ulmaria, lasciati in infusione per 10 minuti, in una tazza da tè con acqua calda.

Particolare attenzione deve essere riservata a coloro che sono allergici all’aspirina, perché la stessa reazione si potrebbe avere con i salicilati della pianta. Ragion per cui si rende sconsigliata l’assunzione degli estratti di spirea ulmaria. L’assunzione di spirea ulmaria è sconsigliata anche a coloro che assumono farmaci anticoagulanti. 


Il consiglio in più
Vi rivelo la ricetta della mia famosa tisana antinfluenzale:
1 parte e 1/2 di spirea ulmaria, 1 parte di tiglio, 1/2 parte di fiori di sambuco, 1 parte di menta, 1/2 parte di fiori di viola mammola. 
Fate preparare questa miscela dal vostro erborista di fiducia, e utilizzatela per preparare un infuso con una tazza d'acqua bollente e 1 cucchiaino di erbe.

 

mercoledì 2 gennaio 2013

Zenzero

"Mai senza zenzero in inverno!" è uno dei miei motti preferiti.
Lo insegnano le più antiche tradizioni mediche d'Oriente, dove questa spezia, fresca o essiccata, viene (a ragione) considerata ricca di virtù.
Lo zenzero è una pianta erbacea perenne originaria dell’India e dell’Asia tropicale.
I rami aerei di questa pianta, che si rinnovano ogni anno, sono alimentati da un grosso rizoma carnoso, che è il vero protagonista delle tradizioni gastronomiche e fitoterapiche orientali.
Da millenni considerato un ottimo tonico generale e un efficace afrodisiaco, la radice di questa pianta è innanzitutto una spezia largamente utilizzata in molte cucine asiatiche, e soprattutto in quella indiana.

E le tradizioni non si instaurano così, per caso; infatti lo zenzero, nel corso dei secoli, ha dimostrato che le sue virtù non si limitano a deliziare il palato e accendere i sensi.
La logica che sta dietro al suo impiego gastronomico è ineccepibile: lo zenzero, infatti, tende a stimolare la secrezione biliare e l’attività degli enzimi digestivi, producendo una digestione più veloce degli alimenti.
Dalle proprietà stomachiche e carminative, contrasta inoltre  le indigestioni ed è coadiuvante nel trattamento delle piccole congestioni.

Ma non solo: è particolarmente indicato per alleviare il mal di mare e il mal d'auto, le nausee nelle donne in gravidanza e disturbi digestivi minori, impiego confermato da diversi studi sul suo effetto antiemetico (la capacità di prevenire o arrestare la nausea e il vomito) e antispasmodico.

Nella Medicina Tradizionale Cinese e giapponese, l'infuso di zenzero viene raccomandato per prevenire e contrastare i disturbi da raffreddamento... ed è principalmente per questo motivo che il suo aiuto in inverno è così prezioso!
Per aiutarci ad affrontare questo periodo, possiamo utilizzare alcune antiche ricette erboristiche tradizionali, tra cui quella, facilissima, che segue.

Ingredienti:
- 2 cm di zenzero fresco
- 1 cucchiaino di miele
- 1/4 di litro di acqua.

Preparazione:
Si porta l’acqua a ebollizione, si spegne e si aggiunge lo zenzero grattuggiato. Si lascia riposare per 5 minuti, quindi si filtra, si aggiunge il miele e si beve.

Oltre a essere un valido antibatterico e antinfiammatorio, lo zenzero, specie se assunto in questo modo, ha un elevato potere riscaldante e asciuga i liquidi prodotti in eccesso dal corpo (muco, scolo nasale ecc.). Inoltre allevia i dolori muscolari e stimola la circolazione del sangue.


Controindicazioni: può provocare diarrea e nausea. Da evitare se sono in corso emorragie.
Diverse proprietà attribuite allo zenzero (ad esempio effetti anticoagulanti e ipoglicemico) suggeriscono che il consumo può interferire con alcuni farmaci, integratori o piante, aumentando i loro effetti. Ecco perchè prima di assumerlo in casi particolari è sempre necessario farsi consigliare dal proprio medico.

sabato 29 dicembre 2012

Burro di karitè

Ultimamente molto in voga come ingrediente di cosmetici della grande distribuzione, il burro di karitè è un' affascinate sostanza naturale provienente dalle terre africane.
Viene prodotto a partire dai frutti del Butyrospermum Parkii (o Vitellaria paradoxa), un albero a fusto alto appartenente alla famiglia delle Sapotaceae.
Originario dell'Africa centrale, dove viene anche chiamato "Albero della Giovinezza", cresce spontaneo nella savana, sulle rive dei fiumi e nel cuore della foresta equatoriale.
Dai suoi fiori profumati nascono dei frutti carnosi, con una buccia sottile e una mordida polpa dal sapore gradevole, al cui interno è racchiuso un seme (ma qualche volta anche due o più) protetto da un involucro duro, liscio e di un lucido color marrone scuro.
Nella grandezza e nell’aspetto il seme ricorda molto le nostre castagne, ed è proprio all'interno di esso che si trova il pregiato burro, mescolato a lattice.

La sua estrazione avviene attraverso un lungo procedimento tramandato di generazione in generazione dalle donne del luogo.
Impiegato da secoli nella trazione africana come alimento, medicamento e prodotto per la pelle, ma anche come ingrediente di preparazioni legate a rituali religiosi; giunge in Europa relativamente tardi, alla fine del Settecento, grazie alle esplorazioni sul Niger a opera dello scozzese Mungo Park (da cui deriva il nome botanico).

Gli studi scientifici condotti su questa sostanza rivelano i motivi per cui viene considerata un rimedio elettivo per la pelle: è assai ricca di vitamine A, B, E e F, ma è sopratutto dotata di un altissimo contenuto di frazioni insaponificabili, sostanze indispensabili e fondamentali per il mantenimento della naturale elasticità della pelle.

Il burro di karitè è dotato di  proprietà cicatrizzanti, emollienti, antismagliature, antirughe, elasticizzanti, idratanti, antiossidanti, lenitive, riepitelizzanti, anticomedogene e protettive dai raggi UV.

Il suo utilizzo è quindi consigliato in caso di: 

- pelle secca, molto sensibile, afflitta da rugosità e perdita di tono
- pelle screpolata o fessurata (come spesso avviene su zone "difficili" quali: labbra, mani e piedi)
- capelli secchi e sfibrati
- cuoio capelluto afflitto da forfora
- eritemi, eczemi, desquamazioni e infiammazioni         cutanee
- blande scottature solari
- eritemi da pannolino nei neonati
- psoriasi e dermatiti
- ragadi e piaghe da decubito

Inoltre, questo burro vegetale è un ottimo vettore per gli oli essenziali.
In associazione a uno o più oli idonei, risulta indicato nel trattamento di:

- Sinusiti e congestioni nasali
- Piccole ferite ed escoriazioni
- Dolori muscolari
- Dolori articolari

Personalmente, uso con entusiasmo e soddisfazione il burro di karitè durante tutto l'arco dell'anno, ma in inverno gli riservo un posto d'onore nel mio armadietto del bagno:
è un toccasana irrinunciabile contro le screpolature e tutti i vari capricci cutanei "da freddo".
Inoltre, dal punto di vista cosmetico, il burro di karitè è davvero versatile. Si può infatti aggiungere a svariate preparazioni casalinghe, come ad esempio maschere per il viso e i capelli, oppure unguenti.